Viterbo

Due piloti della compagnia aerea United Airlines sono stati arrestati sabato mattina all'aeroporto di Glasgow perché trovati ubriachi prima di mettersi alla cloche verso gli Stati Uniti.La polizia scozzese ha riferito che i due uomini, di età compresa tra 35 e 45 anni, sono stati arrestati in rispetto della legge per la sicurezza delle ferrovie e dei trasporti.Gli uomini sono tenuti a compari...

Il Territorio

La città sorge, a 386 metri sul livello del mare con una superficie territoriale di 406,23; all'interno di un ampio falsopiano situato sulle prime pendici settentrionali del Monte Palanzana (che i viterbesi chiamano semplicemente La Palanzana), appartenente al gruppo dei Monti Cimini, rilievi di origine vulcanica che fanno parte, a loro volta, dell'Antiappennino laziale. Il falsopiano sul quale si trova il centro cittadino si distende ad ovest verso la pianura maremmana. La città è attraversata per tutta la sua lunghezza, con decorso est-ovest, dal Fosso Urcionio, che ai nostri giorni scorre quasi completamente nel sottosuolo, mentre scorreva in superficie fino ai primi decenni del Novecento.

Cenni Storici

Si hanno tracce d'insediamenti neolitici ed eneolitici e varie tracce, specie nel sottosuolo, di presenze etrusche nella lontana storia di Viterbo, ma alcuni storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di vicus, mentre altri storici hanno addirittura supposto che vi fosse in loco una tetrapoli etrusca, sulla base dalla sigla FAVL che, secondo le fantasiose teorie quattrocentesche di frate Annio, era un acronimo formato dalle iniziali di quattro cittadine (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula)[4].

Dopo la conquista romana vi fu costituito, con ogni probabilità, un insediamento militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza nella zona di un tempio che si riteneva dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).

Notizie più certe si hanno con la cittadina dell'Alto medioevo, che trae origine da un "castrum", cioè una fortificazione longobarda posta al confine tra i possedimenti longobardi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra le proprietà che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno. Dell'852 è un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii come parte delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possedimenti della Chiesa.
Medioevo
Stemmi papali e nobiliari sul Palazzo comunale

Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancì il passaggio a istituzioni comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicurò il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferì legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 venne distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) fu aggiunto al leone, simbolo di Viterbo (l'emblema tuttora vigente è costituito appunto da un leone accollato ad una palma); attorno al 1190 venne assediata Corneto (odierna Tarquinia), mentre l'imperatore attaccò Roma con l'esercito viterbese. Il districtus del comune aumentò considerevolmente in quegli anni.

Ulteriore elemento che accrebbe il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, fu la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana venne così meno.

All'inizio del XIII secolo la città fu finalmente inserita nell'orbita papale ed iniziò in tal modo un periodo di grande splendore, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia, per la presenza nella città di importanti famiglie insofferenti del predominio papale, venne invocata la protezione di Federico II: si aprì così, fino al 1250 circa, un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti), e ghibellini (i Tignosi), con una iniziale prevalenza di questi ultimi. Si inserì in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.Negli stessi anni la città vide le iniziative politiche e militari del cardinale viterbese Raniero Capocci, storico ed acerrimo nemico dell'imperatore[5].

Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati proprio da Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei guelfi, sancì, per la seconda metà del XIII secolo ed anche per i secoli futuri, la definitiva politica filo-papale: la ricca famiglia dei Gatti monopolizzò le cariche municipali e i pontefici scelsero Viterbo come sede papale. L'episodio discriminante, che attirò addirittura l'attenzione mondiale su Viterbo, fu l'elezione papale del 1268-1271, che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato da tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali -pressati anche dalle continue rampogne di Bonaventura da Bagnoregio- scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata. Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo, artatamente sobillato da Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il pontefice che uscì eletto da questo conclave, funestato dall'invasione del popolo viterbese, fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò. Peraltro il nuovo papa, che scelse il nome pontificale di Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lanciò sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonò in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Orvieto. Si chiuse con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo.

I papi non verranno più a risiedere in questo splendido comune dell'alto Lazio, anche se diversi pontefici soggiorneranno comunque in città, talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V,che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 ed il 1370[6] durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato purtroppo perduto quasi completamente) per venire in città a curare le sue gravi malattie, nonché Giulio II, che fu spesso ospite, nel primo decennio del Cinquecento, degli agostiniani viterbesi, vista l'amicizia che lo legava ad Egidio da Viterbo, e Leone X, che veniva a caccia nei dintorni[7]. Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese, nel fiorire sia dello stile romanico che dello stile gotico, che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di San Martino al Cimino.

L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. Nei primi decenni del XVI secolo Viterbo ospitò nuovamente, e spesso, papi, da Giulio II a Leone X, grazie -come sopra accennato- all'opera straordinaria del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo. A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo. Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569[8].
Età moderna

Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.

Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma. Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6.000 uomini dell' emigré francese, Roger de Damas.[9].

Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.

Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.

In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando come frazioni, con assenso governativo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi. (vedi comuni italiani soppressi).

Durante la seconda guerra mondiale la città fu sede di un comando tedesco e fu quindi sottoposta dall'aviazione alleata a ripetuti bombardamenti, di cui particolarmente pesante fu quello del 17 gennaio 1944, che portò alla morte di centinaia di civili ed alla distruzione di varie zone del centro storico e di altri territori vicini.

Numeri ed indirizzi utili

CARABINIERI
Tel. 112

POLIZIA DI STATO
Tel. 113

EMERGENZA INFANZIA
Tel. 114

VIGILI DEL FUOCO
Tel. 115

GUARDIA DI FINANZA
Tel. 117

EMERGENZA SANITARIA
Tel. 118

SERVIZIO ANTINCENDI
Tel. 1515

SOCCORSO IN MARE
Tel. 1530

rma dei Carabinieri

Pronto intervento Tel. 112

Comando Provinciale e Compagnia
Via S. Camillo de Lellis, 20 - Tel. 0761.2571

Compagnia e Stazione di Viterbo
Via della Pace, 24 - Tel. 0761.304144 - 0761.222931

Stazione di Bagnaia
Via Fontana del Pegaso, 6 - Tel. 0761.288011

Stazione di Grotte S. Stefano
Via Puglia, 19 - Tel. 0761.366369

Stazione di S. Martino al Cimino
Via Lamberto, 41 - Tel. 0761.378056

Sito Internet: www.carabinieri.it

Capitanerie di Porto

Pronto intervento: 1530

Sito Internet: www.guardiacostiera.it

Corpo Forestale dello Stato

Servizio antincendi - Tel. 1515

Coordinamento Provinciale
Piazza della Rocca, 31 - Centralino Tel. 0761.304081 - 0761.228007

Sito Internet: www.corpoforestale.it

Guardia di Finanza

Numero Telefonico di pubblica utilità Tel. 117

Comando Provinciale Viterbo
Nucleo PT - Compagnia
Via Cardarelli, 67 - Tel. 0761.354667
Centralino Tel. e fax 0761.354531 - 0761.354659

Sito Internet: www.gdf.it

Polizia di Stato

Soccorso Pubblico Tel. 113

Questura
Viale Romiti, 16 - Centralino Tel. 0761.3341 - Fax 0761.334477
Ufficio Relazioni con il Pubblico Tel. 0761.334561
Sito Internet: http://questure.poliziadistato.it/Viterbo.nsf

Polizia Stradale Viterbo
Via Palmanova, 6 - Tel. 0761.29261

Polizia Postale
Via Ascenzi, 2 - Tel. 0761.335458

Polizia Ferroviaria
Stazione Porta Fiorentina - Viale Trento - Tel. 0761.304702

Siti Internet: www.poliziadistato.it - www.commissariatodips.it

Polizia Penitenziaria

Casa Circondariale di Viterbo
Strada S. Salvatore - Tel. 0761.24401

Sito Internet: www.polizia-penitenziaria.it

Sanità

Emergenza sanitaria Tel. 118

Azienda Sanitaria Locale
Via S. Lorenzo, 101 - Tel. 0761.3391 / 3381

Ospedale Belcolle
Loc. Belcolle - S. Martino al Cimino
Pronto Soccorso Centralino Tel. 0761.3391

Sito Internet: www.asl.vt.it

ALTRE STRUTTURE SANITARIE:

Salus - Casa di Cura
Viale Trieste, 97 - 01100 Viterbo
Tel. 0761.344650 / 220929 - Fax 0761.220929

Santa Teresa del Bambin Gesù - Casa di Cura
Viale Trieste, 87 - 01100 Viterbo
Tel. 0761.344653 / 340613 - Fax 0761.328350

Villa Immacolata - Casa di Cura dei Religiosi Camilliani
Strada Sammartinese 65/A - S. Martino al Cimino
Tel. 0761.29251 - Fax 379434

Villa Rosa - Casa di Cura
Viale Baracca, 21 - 01100 Viterbo
Tel. 0761.337899

LINK UTILI:

www.oncologiaviterbo.it

Teatri cittadini

TEATRO DELL'UNIONE

Piazza Verdi - Tel. 0761.340170 - E-M teatrounione@comune.viterbo.it

TEATRO SAN LEONARDO

Via Cavour, 9 - Tel. 0761.341893 - Fax 0761.329786 - E-M teatro@teatrosanleonardo.it

Ulteriori informazioni all'indirizzo: www.teatrosanleonardo.it

Prevendite

Prenotazioni e acquisti biglietti possono effettuarsi, salvo diversa indicazione, presso le usuali prevendite:

TEATRO UNIONE - Tel 0761.340170

TEATRO SAN LEONARDO - Tel. 0761.341893

PROMOTUSCIA - Tel. 0761.304643 - FAX 0761.307284

UNDERGROUND - Tel. 0761.342987

UFFICIO TURISTICO - Tel. 0761.325992

Acquapendente
Arlena di Castro
Bagnoregio
Barbarano Romano
Bassano in Teverina
Bassano Romano
Blera
Bolsena
Bomarzo
Calcata
Canepina
Capodimonte
Capranica
Caprarola
Carbognano
Castel Sant'Elia
Castiglione in Teverina
Celleno
Cellere
Civita Castellana
Civitella d'Agliano
Corchiano