Valentano

SUMMER FEST PER A.I.P.D
SUMMER FEST PER A.I.P.DL’ AIPD di Viterbo, ringrazia la Young Generation per averle dato l’opportunità dipartecipare ,il 5 agosto us, all’inaugurazione del SUMMER FEST a Valentano.Alla presenza di moltissime persone, un favoloso concerto, l’ottimo cibo, e la felicitàdei nostri ragazzi è stato scoperto il murale da noi realizzato.A febbraio, quando la Sig.ra Lattanzi ci propose la collaborazione co...

Immagini di Valentano

Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese
Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese
Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese

Il Territorio

Splendida terrazza tra lago e mare
(di Romualdo Luzi)

porta di S.MartinoNel 1843, l’etruscologo inglese George Dennis, lungo il suo viaggio nelle terre del Viterbese alla ricerca degli Etruschi, descritto nell’ormai notissimo libro Cities and Cementeries of Etruria (1848), ebbe l’occasione di visitare Valentano e di scrivere brevemente il suo soggiorno in questo centro.

Giunto sul Piazzale posto a Nord, al di fuori della Porta di San Martino, lo scrittore resta sorpreso dallo splendido panorama che circonda il paese e lo descrive come una “splendida terrazza” affacciata sul Lago di Bolsena.

Probabilmente non ebbe il tempo di accorgersene ma se si fosse affacciato dall’altro lato del colle (occasione probabilmente ostacolata a quel tempo dal fatto che la clausura del Monastero di Suore Domenicane non lo consentiva), avrebbe potuto ammirare anche l’altro affascinante spettacolo che segna, verso Sud, la visione del Mar Tirreno: cosicché la sua espressione sarebbe probabilmente stata quella di una “splendida terrazza tra lago e mare”.

In effetti, questo piccolo centro, collocato a 540 metri sul l.m., nella catena dei Volsini, ha tutte le caratteristiche di un luogo “alto, ventoso e freddo”, dall’aria “soavissima, buona e delicata”, tanto decantata fin dai secoli passati.

Foto panoramicaVicino al Lago di Bolsena (ad appena 6 km) e non lontano dal Tirreno (30 km), il paese va riscoprendo la sua valenza turistica, segnata da secoli di storia ove i Farnese hanno lasciato tracce indelebili, da monumenti insigni come la Rocca e le numerose Chiese, da tradizioni secolari, tuttora vive e sentite, dalla comunità e dai numerosi villeggianti e ospiti che ormai hanno scelto questo paese come loro soggiorno, specialmente nei mesi estivi, proprio per questo suo essere un luogo collinare tra “lago e mare”.

E non a caso la Regione Lazio ha compreso Valentano fra i centri a prevalente economia turistica.

Un Museo importante e una ricca Biblioteca offrono, con le nuove strutture ricettive (bar, ristoranti, alberghi e agriturismi), motivi di forte richiamo anche perché l’ambiente naturale è ancora integro e racchiude la splendida perla del piccolo lago di Mezzano, geloso custode di villaggi preistorici palafitticoli dell’Età del Bronzo.

I rinvenimenti di splendide ceramiche medievali e rinascimentali (esposte nel Museo) hanno fatto conoscere questo centro al di fuori dei confini nazionali dando al paese “del solco dritto” una notorietà e un prestigio di grande rilievo.

Località principali

Cenni Storici

Valentano: il paese del solco dritto
(di Romualdo Luzi)

Da qualsiasi strada si giunga, Valentano si presenta al visitatore con i simboli antichi della sua storia: la torre ottagonale della Rocca Farnese e lo svettante campanile della Chiesa Collegiata di San Giovanni Evangelista, Jus patronato di Casa Farnese tanto che fu l’emblema del “Gran Cardinale” Alessandro, nipote di Paolo III, nato a Valentano nel 1520.

foto del solco drittoDue emblemi, civile e religioso attorno ai quali, per secoli, si è svolta la vita laboriosa di questa popolazione. Una vita anche difficile, segnata da incendi, distruzioni e morte (incendio del 1254, devastazioni di Ludovico il Bavaro nel 1328 e del Prefetto Di Vico nel 1350, pestilenze, terremoti, sino alle undici vittime civili caduti sotto le bombe dell’ultima guerra), ma vivificata da una fede profonda verso i Santi protettori: S. Giovanni Evangelista, San Giustino, Sant’Agata e, soprattutto, la Madonna Santissima venerata sotto molti titoli, come l’Assunta Immacolata della Salute, del Monte, dell’Eschio e dell’Annunziata.

Una fede che continua nel solco dritto della stessa tradizione religiosa, un solco che viene tracciato all’alba della vigilia di Ferragosto, lungo la piana di Valentano, quasi a rinnovare con il cielo un patto d’amore, una predilezione fatta di pane e di vino, dei frutti di una terra generosa e splendida nella riposante piana dell’Olpeta, nei colli lievi che animano il paesaggio, nelle calme e opalescenti acque del lago vulcanico di Mezzano, che conservano le prime testimonianze dell’uomo su questo territorio.

Si tratta di villaggi palafitticoli sommersi che gli archeologi stanno portando alla luce e che già in gran parte sono esposti nel locale Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese. Reperti che ci parlano di popoli laboriosi, dediti alla coltivazione della terra, all’allevamento, alla caccia, artefici dei primitivi quanto funzionali attrezzi in legno, bronzo e pietra e contenitori in terracotta dalle forme variegate e decorate.

Gli Etruschi nel territorio di Valentano hanno lasciato solo labili tracce, forse a causa del terreno cosparso di lapilli vulcanici, poco adatto per costruire e conservare ipogei.

Tuttavia, nel corso del suo viaggio nelle terre del Viterbese (giugno-luglio 1843), l’etruscologo inglese George Dennis, come descritto nel famoso testo “Cities and Cementeries of Etruria (1848), rimase estasiato dai panorami che ebbe modo di cogliere visitando Valentano (“splendida terrazza” affacciata sul Lago di Bolsena).

In effetti questi piccolo centro, collocato a 540 metri sul l.m., nella catena dei Volsini, con il vicino Monte Starnina che si eleva dall’altro dei suoi 620 m., ha tutte le caratteristiche di un luogo dall’aria “soavissima, buona e delicata”, tanto decantata fin dai secoli passati.

Come abbiamo accennato, anche George Dennis non trovò serie tracce del passaggio degli Etruschi nelle terre di Valentano, tuttavia abbiamo notizie dell’insediamento etrusco di Monte Becco e di altre tracce visibili verso la vicina Bisenzo.

Le tracce preistoriche, invece, oltre che nelle acque del Lago di Mezzano, sono visibili in molti siti posti su tutto il territorio, compresi anche gli insediamenti d’altura attorno all’abitato.

Quindi le origini del paese risalgono all’età del rame e alla piena età del bronzo. Il territorio, percorso da fiumi e torrenti, era cosparso di villaggi e capanne, di cui sono rimaste testimonianze indelebili.

Una non confermata tradizione vuole che Valentano derivi dall’etrusca “Verentum” mentre, per il periodo romano, sono ben visibili molti resti nelle numerose ville sparse lungo un diverticolo della Via Clodia.

Ville rustiche, queste, trasformatesi nel tempo in piccoli villaggi che, in epoca medievale sentirono la necessità di riunirsi, per motivi di difesa, sull’alto del colle ove, probabilmente si formò il primo nucleo di quel villaggio chiamato “Valentano” (forse da Valle degli Ontani).

Sono presenti anche resti di fortificazioni longobarde con necropoli di cui si sono ritrovati alcuni resti oggi esposti nel locale museo (due sax (asce), reperti ceramici, e altre testimonianze).

Le prime notizie del paese potrebbero essere quelle del 680, anno in cui in questo centro si sarebbe trasferito per breve tempo il vescovo della distrutta città di Bisenzo, ma questa è una storia tutta da verificare.

Il primo documento in assoluto che testimonia la presenza di un luogo chiamato “Valentano” si ha dal Regesto di Farfa dell’813. Da altri documenti provenienti dall’Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata, sappiamo di altri importanti documenti relativi al paese (827, 839, 844), al centro di Mezzano e a quello di Villa delle Fontane (Vico Funtanille).

Nel 1053 il paese comunque è già strutturato e appare organizzato come comune libero, nel sito attualmente occupato, con la sua pieve dedicata a San Giovanni Evangelista e la Rocca di difesa. Da questo periodo e sino alla metà del 1300 il paese conobbe le ricordate distruzioni, gli incendi, le devastazioni e le ricostruzioni, dovute soprattutto all’alternarsi del suo dominio delle vicine città di Orvieto e Viterbo.

Va ricordato che a Villa Fontane sorgeva una domus templare con la Chiesa di “Sacta Maria ad Templum” sulle cui porte, nel 1309, vennero affissi i decreti del processo ai Templari e quindi la Chiesa passò ai Cavalieri di Malta che la tennero sino al 1860.

Nel 1354 la cittadina, recuperata dal card. Albornoz, venne assegnato alla signoria dei Farnese che la tennero per lunghi anni, trasformando in palazzo residenziale della Famiglia, l’antica rocca di difesa, con cortile rinascimentale, sale affrescate e richiedendo anche l’intervento di Antonio da Sangallo il Giovane.

Questo splendido momento, vissuto sotto i Farnese, portò Valentano ad essere compreso nel Ducato di Castro (1537) e, quindi, a divenirne la capitale quando per le dispute tra i Farnese e la Camera Apostolica, Castro venne completamente distrutta (1649).

Gli avvenimenti dei secoli seguenti registrano l’abbandono della Rocca da parte dei Farnese e la sua trasformazione in Monastero di Monache Domenicane.

I Valentanesi sono presenti nell’Associazione Castrense del 1848 e quindi nella Lega dei Comuni di Castro che si opponeva al potere temporale dei papi e auspicava, nello spirito risorgimentale del tempo, l’unione dell’Italia tutta.

Sede di una guarnigione di Zuavi Pontifici, il paese registrò l’arrivo e gli scontri con i garibaldini nel 1867. Ma ormai il 1870 era alle porte e mentre si festeggiava la presa di Roma gli Zuavi incendiavano, nella piazza principale del paese, quasi tutte le carte dell’archivio storico del Comune, di cui rimangono comunque preziose e insostituibili testimonianze, unitamente alle carte amministrative della distrutta città di Castro.

Ora il Castello, segno nel tempo della storia di Valentano, ospita le strutture culturali del paese con il Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese, la Biblioteca Comunale ricca di fondi librari e di manoscritti, sale per conferenze ed esposizioni.

Un paese, come si è visto, ricco di una storia antica e documentata, un paese che conserva le sue tradizioni popolari e religiose come un patrimonio insostituibile e a cui fa riferimento per tutta una serie di manifestazioni che allietano i cittadini e richiamano i turisti anche per la presenza di numerose associazioni socio-culturali, tra cui piace ricordare la Banda Cittadina, fondata in piena epoca pontificia (1862) e il Gruppo Archeologico che molta parte ha avuto nella riscoperta archeologica e storico-tradizionale del paese, curando numerose e ricercate pubblicazioni.

Il turista oggi può trovare a Valentano anche numerose strutture ricettive e di soggiorno per cui avrà modo di trascorrere momenti indimenticabili fra storia, natura, tradizioni e prodotti tipici.

Numeri ed indirizzi utili

Informazioni utili

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Piazza Cavour, 1 01018 - VALENTANO (Viterbo)

Tel.: 0761/453001

Fax. 0761/453702

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Vigili Urbani 0761/422353

Carabinieri 0761/422602

Stazione Forestale 0761/422552

CRI Delegazione 0761-453084 - 338/2611063

Farmacia 0761/423945

Presidio Sanitario ASL/VT1 0761-833450

Guardia Medica 0761-833454

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