Tarquinia

Anche gli adulti possono iscriversi, gratuitamente, al corso di Amministrazione, Finanza e Marketing. Nell'Istituto "V.Cardarelli" di Tarquinia, infatti, è attivo un percorso di istruzione per gli adulti di II livello con indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing gradie al D.P.R. 263/2012 e la nascita dei C.P.I.A. (Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti) che offrono nuove opportunità p...

Il Territorio

La Città di Tarquinia

Il profilo di Tarquinia spicca in lontananza.
La città si delinea nettamente e: dapprima le sue torri svettanti, poi le solide mura di macco dorato e infine il Torrione e gli antichi tetti del borgo medievale, i suoi bei giardini che bordano i belvedere panoramici, le sue splendide chiese romaniche che testimoniano la ricchezza di questa oaImmagine di Tarquinia dall'altosi che fu meta di personaggi illustri e soggiorno di papi, principi e re.
I suoi monumentali Palazzi sono tesori di architettura e di storia: chi visita Tarquinia scopre una città armoniosa ed equilibrata.
La natura è dappertutto, nei pressi del centro storico e nei quartieri periferici più recenti. Una città verde dove praticare attività sportive, fare passeggiate e riscoprire il piacere, la serenità e la qualità della vita di un tempo.
Le strutture moderne non mancano: campi di calcio, di calcetto, da tennis, piscine scoperte, bocciodromi, un rinomato campo da golf, varie palestre, campi di tiro con l'arco, maneggi, scuole di vela, scuole di windsurf e campi di volo... In autunno e in primavera la Maremma si offre rigogliosa per piacevoli cavalcate attraverso i boschi e le macchie con possibili soste nei vari punti di ristoro agrituristici, oppure lungo il litorale fino ad arrivare alla Riserva Naturale delle Saline, dove è possibile praticare il bird watching.
Nella stagione estiva, un bagno di sole, un tuffo nel blu del mare e poi via, a visitare le aree archeologiche dell'Acropoli e della Necropoli o a passeggio per il borgo medioevale dove profferli, archi e loggiati, austere chiese e possenti palazzi turriti, allietano lo sguardo del visitatore.

Cenni Storici

Tarquinia degli Etruschi

Immagine dei cavalli alatiNarra il mito che non lontano dal fiume Marta, in un luogo dove ancora restano i segni del più grande tempio etrusco che la storia ci abbia lasciato, accadde un evento fatale: da un solco appena aperto dall’aratro, balzò un essere divino, fanciullo nell’aspetto e vecchio nella saggezza, che rivelò agli Etruschi la disciplina della loro religione.
Tarchon, al quale il fanciullo/vecchio che si chiamava Tagete era apparso, fondò nel luogo del prodigio una città sacra, alla quale dette il nome Tarchna, cioè Tarquinia.
Col tempo Tarquinia diventò così grande che per estensione e numero dei cittadini fu eguagliata solo da Atene dopo la vittoria sui persiani. Era bella, vivace, colorata, pervasa dalla ricchezza, dal soffio della civiltà e della cultura, dall’uso di ogni raffinatezza.
Un riflesso di questo splendore è, come per miracolo, ancora a tratti visibile nelle pitture murarie della sua necropoli, scavata nel macco dorato e ancora immersa nel colore.
I blu, i verdi-olivo, i rossi, i neri sembrano ancora freschi come se gli antichi pittori li avesse dipinti solo ieri.
Il visitatore che scende nelle tombe viene trasportato d’incanto, a 25 secoli di distanza, nel cuore delle grandi famiglie etrusche, nei padiglioni di caccia, all’interno delle case, e diventa testimone oculare delle loro cerimonie e delle loro feste, tra danzatori, musici, commensali in vesti preziose e servi silenziosi che attendono al loro compito.
Oppure, come sulla macchina del tempo, viene trasferito in luoghi all’aperto dove con giovanile alacrità si pesca in mari dalle onde arricciate e si cacciano uccelli che a miriadi volano nel cielo; o si trova in mezzo agli atleti, tra lottatori, pugili, lanciatori di disco, gladiatori con elmo, schinieri e scudo, sorpresi nell’istante più teso, irrigiditi dalla concentrazione.
Sulle pareti delle tombe etrusche di Tarquinia si vedono le bighe sfrecciare velocissime. Il vincitore, ormai sicuro al traguardo, si volta indietro per controllare gli avversari. Dietro, una biga s’è rovesciata col timone rotto, un cavallo impennato, ed un auriga caduto nella polvere.
Nel VII secolo, dalla grande, opulenta, vivace e sacra Tarquinia, partì un uomo ricchissimo, un po’ pioniere, un po’ colonizzatore, ma soprattutto civilizzatore. Si chiamava Luchmon e divenne il quinto Re di Roma col nome di Tarquinio Prisco.
Fu lui, infatti, a trasformare l’insieme di capanne preistoriche sparse su sette colli intorno ad un guado paludoso del fiume Tevere in un luogo di inconfondibile impronta urbana.
Qui trasportò le insegne, le cerimonie e le istituzioni giuridiche di Tarquinia. Tra queste l’Imperium, con tutta la sua simbologia maestosa di autorità, dignità, sacralità, intoccabilità e comando; e la manifestazione che, nata etrusca, resterà per un millennio l’evento romano più solenne e caratteristico: il trionfo del conquistatore che rientrava nell’urbe con le sue truppe vittoriose seguito dal corteo dei vinti in catena e dei carri colmi di bottino.
L’opera iniziata da Tarquinio Prisco fu coronata da altri due re etruschi, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Ma Roma diventò presto una grande macchina da guerra e i primi ad esserne schiacciati furono proprio gli Etruschi e la stessa Tarquinia, madre dei vinti e dei vincitori.

Tarquinia Corneto

Tarquinia, Torri di Porta CastelloL’attuale Tarquinia, città piena di vita, non si sovrappose all’etrusca Tarchna, ma nacque nell’alto medioevo, forse in età carolingia, su una collina vicina, distinta da quella dei Lucumoni.
Del medioevo conserva tuttora l’aspetto arroccato e pietroso, racchiusa come è da una intatta cerchia di mura dalla quale torri, palazzi, e chiese si affacciano a guardare il mare. Per un millennio, fin quasi ai nostri giorni, questo paese ha avuto un altro nome: Corneto.
Intorno all’anno mille, Corneto era una città marinara, prospera e aperta a tutte le esperienze culturali che le giungevano da terra e da mare.
Era soddisfatta di sé e sperimentò soluzioni architettoniche sempre più audaci nelle pregevoli chiese romaniche che costruì per fede e per orgoglio: San Martino, tuttora sede parrocchiale, San Salvatore, San Giacomo, l’Annunziata, affacciate su dirupi di sasso vivo verso la valle del fiume Marta e le colline degli Etruschi. Soprattutto Santa Maria in Castello, la chiesa romanica più grande della città, con l’abside rivolta verso il mare, fortezza agli occhi dei nemici, esempio di civiltà per i naviganti e i viaggiatori, oggi meta privilegiata di turisti e studiosi.
Il suo imponente cantiere lavorò per anni, senza una programmazione definita, per sperimentare sempre nuove soluzioni.
L’effetto cercato e ottenuto fu splendido e solenne. La Basilica, accanto alla quale svetta la torre più alta della città è grande forte, serena, racchiusa in solide masse di macco dorato, semplice perché orgogliosa.
Narrano i cronisti che la sua mole, la lucentezza di quella che fu la sua cupola, lo svettare dell’alta torre, servissero da riferimento alle navi che incrociavano il Tirreno.
Nel periodo comunale, Corneto si costruì il palazzo civico che fa ancora mostra del suo orgoglio e sperimentò precocemente alcuni elementi fondamentali del gotico, inserendoli negli impianti romanici delle chiese che stavano sorgendo nel cuore della città: San Pancrazio, San Giovanni Gerosolimitano e San Francesco, il suo tempio più grande, i cui archi acuti del transetto si ergono ad altezze quasi vertiginose.
Intorno a queste chiese si aggrega ancora un intrigo di stradine che recano intatto il loro tessuto medievale, un vero e suggestivo camminare nel passato, tra archetti, case, profferli, palazzetti, monasteri e torri.
Sono le molte torri, infatti, a costituire la caratteristica più spettacolare del panorama tarquiniese. Alcune sono mozze, altre intatte; alcune si ergono isolate nelle piazze o nei prati, altre sono inglobate nelle dimore delle famiglie allora potenti. Il solo Palazzo dei Priori, massiccia fortificazione urbana, ne ostenta almeno sei.
Intorno alla prima metà del 1400 Giovanni Vitelleschi, cardinale e condottiero, potentissimo plenipotenziario e massimo stratega della curia romana, eresse due opere che connotano fortemente l’aspetto urbanistico della città: una sofisticata fortificazione nella cinta muraria e soprattutto il suo palazzo gotico-rinascimentale, ora sede del Museo Nazionale Archeologico Tarquiniense. Suo nipote Bartolomeo ricostruì ed ampliò il Duomo nel quale si ammirano gli affreschi del Pastura. Nel Rinascimento, il palazzo Vitelleschi visse l’opulenta atmosfera della corte romana, perché ospitò spesso i papi del tempo che riempivano la città col loro largo seguito di alti prelati, dame, principi, paggi e falconieri per dedicarsi alla caccia e alle lunghe galoppate fino al mare.
Ogni secolo lasciò un segno: una chiesa barocca, una fontana rocaille, dimore signorili ottocentesche. Perciò camminare oggi per Tarquinia, percorrere cioè le strade della vecchia Corneto, di volta in volta città marinara, libero comune, protosignoria vitelleschiana, residenza papale è, davvero, attraversare la storia

Tarquinia oggi

Tarquinia, veduta aerea di parte del centro storicoCentro dell’Etruria Meridionale, capitale etrusca, cittadina medioevale, luogo archeologico di fama internazionale e di intensa vita culturale, la città di Tarquinia sorge su un’altura, in bella posizione panoramica a 133 metri sul livello del mare, in vista sulla valle del fiume Marta e sul Mar Tirreno.
La sua posizione geografica (90 km da Roma, 90 km da Grosseto, 163 km da Siena, 250 km da Firenze, 235 km da Livorno, 250 km da Pisa, 170 km da Perugia, 130 km da Rieti, 368 km da Rimini, 280 km da Napoli) la rende meta del turismo privilegiato dove il visitatore può godere dell’importante tradizione che copre 3000 anni di storia, testimoniata dai numerosi e preziosi reperti archeologici e medioevali e delle sue variegate caratteristiche naturali: la vicinanza del litorale marino, la campagna maremmana, i vicini monti della Tolfa e Cimini e la vista dell’Argentario e dell’Isola del Giglio.
Passeggiando al centro della città si scoprono angoli suggestivi, si viene dominati dalle alte torri, si percorrono anguste viuzze che sfociano improvvisamente in ampie piazze dove la facciata di una chiesa fa da scenario, fino ad arrivare ai limiti delle antiche mura urbane a strapiombo sulla roccia, oltre le quali si apre un suggestivo panorama caratterizzato dal confondersi dei colori: il giallo oro dei campi di grano che si intramezza al verde della campagna, le diverse tonalità di marrone dei terreni ondulati che arrivano all’azzurro del mare.
Il turista può apprezzare i numerosi cimeli etruschi visitando l’aristocratico Palazzo Vitelleschi, capolavoro dell’architettura gotico-rinascimentale diventato Museo Nazionale.
La necropoli etrusca appena fuori il centro abitato accoglie le tombe dipinte più belle e meglio conservate del mondo antico, che testimoniano il culto della morte di un popolo affascinante ed enigmatico. Sono uniche nel loro genere e paragonabili solamente a quelle egiziane.
Ai piedi della cittadina, il centro balneare con strutture urbane circondate dal verde offre al visitatore diverse possibilità: dal campeggio all’appartamento, all’albergo.
Le capacità ricettive di Tarquinia sono rinomate in tutta la penisola: le zone residenziali di Marina Velca, di Spinicci, Tarquinia Lido, Sant’Agostino, Riva dei Tarquinii e gli alberghi situati al centro offrono innumerevoli comfort.
Il clima è sempre mite anche in inverno e la calura estiva è mitigata da costanti brezze che rendono favorevoli gli sport della vela e il windsurf. La varietà della struttura geografica rende possibile l’organizzazione di manifestazioni sportive di livello internazionale, di difficile realizzazione altrove, quali gare di triathlon, ciclismo, maratone.

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CORPO POLIZIA LOCALE

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