Sutri

Il Territorio

Sutri sorge su un imponente rilievo di tufo che domina la via Cassia. Le sue origini sono molto antiche e presenta evidenti testimonianze del suo passato: un anfiteatro romano completamente scavato nel tufo, una necropoli etrusca formata da decine di tombe scavate anch'esse nel tufo, mura etrusche incorporate da quelle medioevali, un mitreo poi tramutato in chiesa (intitolata alla Madonna del Parto), il Duomo di origine romanica.

Francesco Petrarca, scrivendo del suo primo viaggio a Roma nella lettera al cardinale Giovanni Colonna, descrive Sutri:
« A due sole miglia sta Sutri, sede diletta a Cerere, e antica colonia, secondo che dicono, di Saturno: ove non lungi dalle mura mostrano il campo che narrano fosse il primo in Italia a ricevere la sementa del grano, segato indi a poco dallo stranio re che con tal beneficio mansuefatti e cattivatisi gli animi di quei primi abitatori regnò su loro tranquillo infin che visse, e venuto dopo morte in voce di Dio, dalla gratitudine degli uomini qual vecchio nume con in mano la falce fu venerato. Saluberrimo, a quanto la breve dimora mi concede di giudicarne, è questo clima.
Cingono d'ogni parte il paese colline senza numero, né troppo alte, né di malagevole salita e di nessuno impedimento allo spaziar della vista, infra le quali s'aprono sui convessi fianchi ombrose e fresche caverne, e sorge frondoso il bosco a riparare l'ardore del sole da tutti i lati da quello infuori che guarda a Borea, ove un monticello degli altri più basso in aprica valle spiegandosi appresta alle api una fiorita dimora. Qui d'acque dolcissime ne' bassi fondi il mormorio, qui cervi, damme, cavrioli, e tutto il selvaggio gregge de' boschi errante ne' colli aperti, e schiera infinita d'augelli che lambe le onde o su pei rami saltellando sussurra. Taccio de' buoi, e de' domestici armenti, e dei doni di Cerere e di Bacco, che alla fatica dell'uomo dolci ed ubertosi rispondono, e dei naturali tesori dei vicini fiumi, dei laghi e del mare, che anch'esso poco è distante. »
(Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari, lettera XXIII, ca. 1337)

Cenni Storici

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La città antica sorgeva nel sito dell'attuale su uno sperone tufaceo fusiforme, circondato da profonde vallate solcate da piccoli corsi d'acqua e stretto intorno da alti pianori.

Posta alle propaggini dei Monti Cimini che si elevano a Nord-Est domi­nando la conca del Lago di Vico e la piana di Viterbo, e alle falde dei Monti Sabatini a Sud-Ovest, la città venne ad impiantarsi lungo un corridoio naturale di collegamento tra i territori interni dell'Etruria Meridionale e la fascia costiera e, al contempo, lungo la linea di transito da Roma verso il Nord della regione. Alla felice posizione topografica e all'effettivo control­lo che l'abitato poteva esercitare su tale linea di percorrenza, Sutri dovet­te probabilmente la ragione della sua esistenza e dell'importanza che essa, in fasi alterne e con diversa funzione, rivestì fino alla tarda età medioevale.

Un problema ancora di difficile soluzione allo stato attuale delle ricer­che è quello relativo alle prime forme di occupazione ed organizzazione del sito, poi occupato dalla successiva città storica, Sutrium. Indagini di superficie condotte in anni recenti, hanno permesso di individuare, lungo il margine settentrionale del pianoro, alcuni frammenti di materiali di impasto che per forme e ornamentazioni possono essere datati alla fase più tarda dell'età del Bronzo finale (X sec. a.C.). Tale dato, seppure quantitativamen­te modesto, riveste notevole importanza costituendo per ora l'unica testi­monianza certa della frequentazione in età protostorica della futura area urbana. Gli elementi a disposizione tuttavia, non permettono di definire in modo più articolato il processo di formazione del più antico nucleo urba­no. Non è escluso che la nascita della città possa essere il risultato della fusione di più insediamenti di modesta entità dislocati nel territorio, sotto la spinta della ricerca di nuove risorse economiche, che potevano derivare dalla felice posizione del promontorio posto lungo la linea naturale di collegamento tra l'area Falisca ad est e i territori dell'Etruria interna e costiera a nord-ovest, e al contempo di un luogo che offrisse maggiori garanzie di difesa e di organizzazione urbana.

Tracce della frequentazione in età protostorica sono note nel territorio: materiali di impasto relativi ad abitato riferibili alla tarda età del Bronzo finale, e lacerti di tombe a fossa e a pozzetto, con reperti ceramici inquadrabili tra la metà dell'VIII e i primi decenni del VII sec. a.C.. Questi sono stati individuati in località La Ferriera(circa 3,5 km a sud-est di Sutri, lungo la via Cassia). Probabili resti di abitati, ascrivibili all'età del Ferro erano stati precedentemente segnalati sulle alture di Monte Rocca Romana e Monte Calvi (circa 7 km a sud di Sutri in direzione di Trevignano). Tali siti sembrano aver cessato la loro esistenza intorno alla metà del VII sec. a.C.

Generalmente Sutri nel periodo precedente la conquista da parte di Roma, viene considerata un piccolo centro privo di un ruolo specifico, facente parte o del territorio falisco oppure di quello di Veio. Mancano tuttavia precise testimonianze letterarie, ed anche indizi archeologici defini­ti che indichino inequivocabilmente l'appartenenza della città alla sfera di influenza politica e culturale falisca o una sua diretta dipendenza dal non lontano ed importante centro etrusco di Veio. E' solo a partire dal V sec. a.C., in relazione ai primi contraccolpi dell'espansionismo romano nei ferri-tori etruschi e falisci, che il ruolo di Sutri viene più chiaramente a delinear­si. Infatti caduta Veio nel 396, Sutri come la vicina Nepi, entra più o meno subito nell'orbita romana, con precise finalità strategiche e militari, grazie alla sua posizione di cerniera con le aree etrusche e falische. Gli avvenimenti suc­cessivi alla presa di Veio attestano con maggiore evidenza la funzione di Sutri come baluardo di Roma nel territorio da poco conquistato e testa di ponte della penetrazione in Etruria. Assediata dagli etruschi di Tarquinia entrati in lotta con Roma dopo il sacco gallico, Sutri venne repentinamente riconquistata dai romani con un intervento fulmineo che, annoverato dalla tradizione letteraria tra le eroiche gesta di Furio Camillo, testimonia l'indub­bia importanza assunta dalla città e il controllo, di carattere militare e politico, esercitato su di essa da Roma.

Eretta a colonia latina probabilmente nel 383 a.C., Sutri fu ancora, a più riprese, teatro degli scontri che opposero Roma alle città etrusche e che si conclusero solamente con la definitiva sottomissione di Tarquinia (281 a.C.) e la distruzione di Volsinii (264 a.C.) e di Falerii (241 a.C.).

Con la fine delle ostilità, la funzione di Sutri come caposaldo militare dovette notevolmente ridursi, a favore tuttavia di una lenta ma progressiva trasformazione in centro rurale. Il lungo periodo bellico aveva probabilmen­te messo in ginocchio le attività e le risorse economiche della città che nel 209 a.C., insieme ad altri undici centri del Lazio, rifiuta a Roma impegnata nella seconda guerra punica, il tributo annuo. Non si tratta di una vera e propria rivolta ma di una palese manifestazione del malcontento generale per il peso della guerra.

Un processo graduale di occupazione ed organizzazione delle campa­gne intorno a Sutri, in funzione del quale probabilmente, era stato decreta­to l'invio di coloni dalla Campania, alla fine del III sec. a.C. (il provvedimen­to ricordato dalle fonti non venne tuttavia mai attuato) è testimoniato dalla presenza di resti archeologici nel territorio limitrofo alla città, relativi a modeste intrastrutture insediative e produttive.

Ricolonizzata negli ultimi anni del I sec. a.C. forse in conseguenza della sua partecipazione alla guerra di Perugia (41-40 a.C.) a fianco dei seguaci dell'esercito di Antonio contro quello di Ottaviano, Sutri ricordata da Stra­bone tra le città più fiorenti della regione, dovette effettivamente godere di un discreto benessere, derivante in particolar modo dalla sua posizione lungo la Cassia divenuta una delle grandi arterie di traffici e scambi commerciali tra Roma e le regioni centro settentrionali. L'impianto del complesso monumentale dell'Anfiteatro, l'estendersi della Necropoli urbana, la presenza consistente di nuclei abitativi a carattere agricolo e di un articolato sistema stradale nel territorio in collegamento con l'area urbana, sono certamente sintomatici di un considerevole incremento demografico ed economico.

L'ininterrotta continuità d'uso della via Cassia anche dopo la caduta dell'impero romano fu senza dubbio nel corso dell'età medioevale, il moti­vo determinante della rinnovata funzione strategica di Sutri, punto di tran­sito e di riferimento da e verso Roma.

Al 465 d.C. risale la prima testimonianza dell'episcopato sutrino, relativa alla sottoscrizione di un Eusebius al sinodo romano di quell'anno. Sul problema della penetrazione e della definitiva affermazione del cristianesi­mo a Sutri non si hanno notizie significative: sul piano della documenta­zione archeologica si ricorda che nei pressi dell'attuale cimitero, a Sud-Est della città (via Cassia, km 49), furono individuati nel XVIII secolo i resti di una catacomba detta di San Giovenale, dal titolo di una chiesa ora scomparsa che vi sorgeva accanto. Si conserva circa la metà dell'intero complesso cimiteriale comprendente alcune gallerie, perti­nenti a fasi diverse di ampliamento della zona sepolcrale in cui si aprono cubicoli, loculi e arcosoli.

Ben presto divenuta possedimento della Chiesa di Roma, Sutri fu coin­volta nelle lotte tra Longobardi e Bizantini che costituirono le premesse di un nuovo assetto territoriale e politico della regione, sancito poi dal trattato di pace del 607 che ne definisce la suddivisione in Tuscia Romanorum (comprendente la fascia costiera e i territori interni fino alla via Clodia) e Tuscia Longobardorum, estesa all'agro sutrino, falisco e volsiniese.

Occupata dai Longobardi nel 568, Sutri fu riconquistata dai Bizantini con la fortunata spedizione dell'esarca di Ravenna, Romano; successiva­mente ripresa dai Longobardi di Liutprando, fu da questi donata al ponte­fice Gregorio II nel 728. Ritenuta tradizionalmente all'origine del dominio temporale della Chiesa, la donazione, o meglio la restituzione del castellum Sutriense (come ricordano le fonti) si inquadra sul piano storico in quel lungo processo di definizione e strutturazione del Patrimonio di S. Pietro e di consolidamento attraverso la proprietà fondiaria ottenuta ed ampliata per donazioni, lasciti od acquisti del principio di territorialità che costituì la base fondamentale del potere politico pontificio.

Le scarsissime notizie relative a Sutri per i secoli IX e X non consento­no di delineare un quadro preciso delle vicende locali; per la sua posizio­ne topografica e nel ruolo di ultima tappa prima di Roma lungo la via Cassia e con officio di difesa, la città è menzionata come tappa obbligata nelle discese a Roma degli imperatori germanici o ancora, per il passaggio o la presenza di vescovi e monaci, figure illustri nella storia del Cristianesimo.

L'accresciuta importanza politica oltre che geografica di Sutri ne motivà probabilmente la scelta come sede del concilio del 1046, indetto dall'imperatore Enrico III, per volere del quale dopo la deposizione dei papi scismatici Benedetto IX, Gregorio VI e Silvestro III, fu eletto al soglio pontificio il vescovo di Bamber­ga, che assunse il nome di Clemente Il. Un altro concilio ebbe luogo a Sutri nel 1059, riunito dal papa Nicolà Il per deporre l'antipapa Benedetto X.

Sul finire del secolo e nel corso del successivo la città è coinvolta nei movimenti di autonomia ed espansionismo delle potenti famiglie dell'aristo­crazia romana, grandi proprietari terrieri nella regione, la cui ingerenza sempre più massiccia e spregiudicata nei confronti dell'autorità della Chie­sa ne determinava un forte indebolimento sul piano politico.

Nel pluridecennale conflitto tra papato e signori feudali, che va sotto il nome di lotta per le investiture, Sutri è più volte teatro di scontri e contro­versie che ancora una volta ne attestano l'importanza come punto nodale in un ambito territoriale in continua osmosi, ma che al di là di ogni delimitazione giuridico-amministrativa ha come cardine portante il percor­so della via Cassia e come ossatura vitale la fitta rete dei raccordi minori e dei numerosi nuclei abitativi, dislocati in rapporto funzionale con essa.

Nel 1111 Sutri è di nuovo sede di un importante e decisivo incontro tra un imperatore(Enrico V) e un pontefice(Pasquale II), durante il quale furono poste le basi di un accordo protocollare di comportamento, che ponesse fine alla lotta per le investiture, noto come Iuramentum Sutrinum. Al di là del significato politico del patto, in realtà subito disatteso e ricusa­to, il documento, datato in burgo sutrino, contiene la prima menzione specifica dell'organismo urbano che si era sviluppato ed esteso al margine della via Cassia, oltre i limiti dell'antico nucleo romano.

Appartengono ancora al lungo periodo di lotte e contrasti che oppose­ro il dominio della Chiesa al potere imperiale, conclusosi nel 1122 con il concordato di Worms, gli avvenimenti legati alle vicende di Maurizio Burdi­no, l'antipapa Gregorio VIII, che fece di Sutri la propria roccaforte (1120) per resistere al partito del papa Calliste II. Assediata prima dalle truppe del cardinale Giovanni di Crema e poi dall'esercito pontificio, la città pose fine al conflitto consegnando il Burdino all'esercito romano.

Successivamente fu assalita e presa nel 1140, da Giovanni dell'Anguil­lara, acerrimo nemico del Papa, per ritornare poi nel breve volgere di anni, sotto il controllo diretto della Chiesa.

Le manifestazioni sempre più marcate di autonomia da parte delle città che si esprimeva politicamente nella forma del comune, coinvolsero proba­bilmente anche Sutri, ma la troppa vicinanza con Roma ed un passato storico fortemente legato al potere pontificio, non favorirono di certo l'affer­mazione dell'autonomia cittadina. In concomitanza con la ribellione popo­lare esplosa a Roma contro il pontefice e con i tatti di Arnaldo da Brescia, Sutri divenne rifugio momentaneo del papa Eugenio 111(1146), in fuga verso la Francia. In seguito fu ancora teatro di importanti episodi che attestarono ulteriormente la funzione della città come punto strategico e caposaldo fortificato del Patrimonio di S. Pietro. Nel 1155 ebbe luogo a Sutri l'incontro tra Adriano IV e Federico Barbarossa, ricordato con dovizia di particolari da storici e cronisti. Rinnovatasi la discordia tra Chiesa ed Impero, trovò rifugio nella città il papa Innocenzo IV, durante la lotta con Federico II.

Nel corso del XIII e XIV secolo le vicende di Sutri sono strettamente collegate a quelle delle diverse fazioni guelfe e ghibelline, in perenne lotta per il possesso di città e territori all'interno del Patrimonio di S. Pietro. Nel 1264 Pietro dei Prefetti Di Vice, capo del partito ghibellino di Manfredi, re di Sicilia, assalì Sutri sede del quartier generale dei guelfi capitanati dai Farnese e da Pandolfo dell'Anguillara, conquistando il borgo e il castello. L'episodio segna la fase più cruciale del lungo contutto tra i Di Vice e la Chiesa, per il possesso dei castelli della Tuscia, durato fino al 1356. Sutri fu completamente libera solamente nel 1332 (da lì a pochi anni è datato il primo Statuto della città, 1358). All'inizio del XV secolo ad un nuovo tentati­vo di riconquista da parte dei Di Vice, Sutri con Viterbo, Comete e Monte­fiascone, si sottomise al papa Alessandro V. Ormai soggetta esclusiva­mente agli avvenimenti interni dello Stato Pontificio, ma ancora teatro di scontri tra le fazioni più irriducibili avverse al papa, Sutri gravemente danneggiata dalle continue scorrerie e devastazioni che culminarono nel 1433 con la distruzione e l'incendio del borgo per mano di Nicolò Forte-braccio, decadde rapidamente. Del 1435 è la notizia della unificazione della sede vescovile di Sutri a quella di Nepi: il provvedimento è prova inequivo­cabile della profonda crisi demografica ed economica che investì in modo irreversibile la città, contrattasi ormai al solo nucleo urbano sul pianoro. A tale decadenza contribuirono in maniera decisiva il potenziamento ad opera dei Farnese di Ronciglione e, di conseguenza, lo spostamento dei traffici sulla via Cimina, divenuta la nuova linea di transito da e verso Roma a scapito della via Cassia, che venne sempre più a perdere di importanza nei collegamenti con il Lazio settentrionale e le regioni limitro­fe. Privata dunque dell'elemento fondamentale che ne aveva determinato per secoli la vitalità sociale ed economica unitamente alla funzione stra­tegica, e tagliata fuori dalla linea preferenziale di transito, Sutri partecipò in modo del tutto marginale alle successive vicende dello Stato Pontificio, nonostante i tentativi attuati a più riprese nel corso del XVI e XVII secolo dai cardinali governatori e dai vescovi, volti a migliorarne le modeste condizioni. Occupata dalle truppe francesi alla fine del XVIII secolo ed accomunata a Ronciglione in alcune infauste vicende che segnarono la dominazione francese nei territori della Chiesa, rientrò con la Restaurazione nello Stato Pontificio seguendone le sorti fino alla proclamazione del Regno d'italia.

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