Proceno

Il Territorio

Immerso nel verde ed in una posizione che permette di avvistare il Monte Amiata, il Monte Rufeno, il fiume Paglia e la campagna toscana. Secondo la leggenda Proceno fu fondato da Porsenna e, fin da allora, dovette sempre fare i conti con gli invasori: il passaggio della via Cassia favoriva non solo gli scambi culturali ma anche le prepotenze dei più forti. Fu così che la popolazione si accinse presto ad un'ampia opera di fortificazione muraria che, in ogni caso, non bastò a tenere a freno le mire espansionistiche di Federico Barbarossa. Negli anni successivi Proceno dovette sottostare alla egemonia di Orvieto; fu quindi governato da varie signorie, tra le quali la più importante fu quella degli Sforza. Il paese offre al turista la possibilità di visitare alcuni monumenti ed un importante museo, il Museo della vita contadina, dove sono esposti attrezzi antichi ed ormai in disuso, strettamente legati alle radici storico-culturali del paese. Tra le chiese, le più interessanti sono quella di San Martino, costruita nel XIV secolo, che custodisce importanti opere di epoche diverse, e quella di Santa Maria della Neve, sul cui portale è scolpito uno stemma raffigurante i simboli del paese: il maiale e le chiavi di Porsenna.

Cenni Storici

La Storia
La leggenda.
La nascita di Proceno risale presumibilmente al periodo etrusco, a cui rimanda anche la leggenda che narra la sua fondazione. La tradizione attribuisce la creazione del nostro centro al lucumone di Chiusi, Porsenna, che durante una battuta di caccia in un bosco circondato da fiumi decise di trascorrere la notte in quel luogo per riprendere l’indomani la strada per Chiusi, capitale del suo regno. La zona era infestata da ferocissimi cinghiali che spesso effettuavano improvvise sortite verso le zone di pianura per depredare i campi e le coltivazioni. Porsenna si trovava seduto in meditazione quando un improvviso rovinar di rami lo fece trasalire. Un cinghiale enorme stava giungendogli addosso caricando, ma Porsenna riuscì con la sua spada a uccidere l’animale salvando così la vita. Egli attribuì la sua salvezza alla Dea Uni a cui era molto devoto e in segno di riconoscenza fece incidere una stele e ordinò ai suoi architetti di costruire una città con tre porte che prendesse il suo nome. La stele, della quale però non vi sono tracce, fu posta molto probabilmente in cima al poggio che nel corso dei secoli sarà luogo di altri importanti avvenimenti. Molte centinaia di anni dopo Sant’Agnese Segni da Montepulciano compì uno dei suoi miracoli che la rendono ancora oggi un’amata patrona a cui la popolazione rimane devota e legatissima.

...Dalla leggenda alla storia.
Passando dalla legenda alla storia abbiamo una testimonianza che colloca il nostro centro nel periodo etrusco di cui sono stati ritrovati dei reperti archeologici. Per alcuni secoli non si hanno altre testimonianze riguardanti il borgo, ma come capitato altrove c’è la possibilità che Proceno sia stato abbandonato per tornare poi a rivivere diversi secoli dopo. Poco prima dell’anno mille abbiamo delle tracce della nascita del castrum ( castello o più propriamente luogo fortificato) con lo scopo di proteggere i propri abitanti dalle continue invasioni di quel periodo. Assoggettato alla potenza orvietana nel 976 fu nuovamente fortificato da papa Gregorio V nel 997 quando molto probabilmente fu edificata anche la “Rocca”. Nel 1083 fu investito e distrutto dalle truppe imperiali al seguito di Enrico IV e fu ricostruito nel 1097 grazie all’opera dei conti Bovacciani di Chiusi.
Agli inizi del XII secolo Proceno fu sotto la signoria di Bernardino ed Ildebrandino de Calmanaire che tra il 1158 ed il 1159 cedettero prima una metà e poi l’altra al papa Adriano IV. Durante i conflitti tra guelfi e ghibellini Proceno rimase sotto il dominio di Guglielmo del Nero già tiranno di Acquapendente, schierandosi con la fazione guelfa fino a che fu occupato dai fuoriusciti ghibellini orvietani che, per poter rientrare nella loro città chiesero aiuto agli imperiali che a loro volta sotto il comando del figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI, assediarono Orvieto. I ghibellini liberarono Proceno soltanto quando un accordo tra Enrico IV e Napoleone Orsini come legato papale, consentì loro di poter rientrare in Orvieto. Proceno tornò ancora sotto il dominio degli imperiali con Ottone IV nel 1210 dove fu messo a capo un maresciallo tedesco ma ritornò di nuovo sotto la S. Sede nel 1221 quando papa Onorio III stabili che fosse governato da fiorentino Mosca. Nel 1243 papa Innocenzo IV cedeva le rendite di Proceno a Giovanni Ugolino della Grega di Orvieto ma sembra che costui non ne godette mai poiché il territorio di Proceno fu almeno fino al 1249, dominio degli imperiali di Federico II. Per potersi liberare dal dominio viterbese, nel 1251 Proceno fa un atto volontario di sottomissione ad Orvieto, e da questo momento la santa sede riuscirà a recuperarlo senza intermediari solo nella seconda meta del XIV secolo. Proceno passò sotto i senesi durante lo scisma d’occidente ed entrò quindi prima a far parte del patrimonio dell’antipapa Clemente VII nel 1394 e poi di Giovanni XXIII che lo cedette agli Orsini. Successori degli Orsini furono gli Sforza che ne acquistarono la signoria intorno all’anno 1433, e Francesco Sforza ne fu investito ufficialmente nel 1434. Proceno però tornò molto presto e per l’ennesima volta alla Santa Sede quando Francesco Sforza si trasferì nelle Marche nel settembre 1433. Tuttavia duemila fanti agli ordini di Castel S. Angelo non ebbero vita facile nell’espugnare la dura resistenza del castellano di Proceno Bernardo d’Utri che ial comando di trecento uomini riuscì a tenere testa per diversi mesi all’attacco fino a che non capitolò solo per fame il 5 febbraio del 1444. Terminato il lungo tunnel del medioevo Proceno passa sotto il controllo degli Sforza e in particolare di Guido Ascanio che ne ottiene il governo a vita. Dalla famiglia Sforza si passa a quella dei Mozzanti e infine ai Selvi prima di tornare per l’ultima volta sotto il dominio dello stato pontificio per restarci fino all’unità d' Italia.

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